Nel 2004 in Italia fece discutere una foto di Paola Pivi: raffigurava due zebre su un ghiacchiaio del Monte Bianco e pare che poi i due equini si siano ammalati mortalmente. Qui la storia è un po' diversa ma sempre sull'uso degli animali siamo. Abdessemed, che ora vive a New York, a Torino non corre i rischi corsi San Francisco l'anno scorso, dove la sua mostra fu chiusa quattro giorni dopo l'apertura per ragioni di sicurezza e ricevette perfino minacce di morte. I video che hanno fatto infuriare gli animalisti mostrano, ad esempio, una pecora, un cavallo, un bue, un maiale, una capra e un capriolo presi a martellate: vengono allevati per essere macellati. Da quanto si può vedere su internet, sono sequenze che fanno star male, disturbano.
“Nei video l'atto dell'uccisione resta però isolato dal contesto, reso ambiguo nelle sue motivazioni e nei suoi effetti – avverte una nota della Fondazione - per questo l'opera rimanda a un'idea astratta della violenza ponendo in questione il modo in cui questa viene rappresentata e percepita”. “Sono tutti animali destinati al macello le cui carni sono distribuite gratuitamente agli abitanti del villaggio messicano”, si difende, un po' debolmente in effetti, l'artista. Altre sequenze mostrano cani che si azzannano. E tuttavia si torna lì: fino a che punto è giusto che intervenga la magistratura? In una mostra simile si può sempre vietare l'ingresso ai minorenni e avvertire preventivamente gli adulti a cosa andranno incontro. Se poi quanto si vede è un banale e gratuito pretesto per far rumore – e questo è un legittimo argomento di discussione - forse lo può decidere chi sceglie di varcare quella soglia.
Fonte: Unità
0 Response to "Animali uccisi in mostra: Se ne occupa la procura"
Posta un commento